La Speranza del Sabato Santo

Sabato Santo. Giorno di attesa.

Oggi trovano compimento tutte le attese della nostra quotidianità, piccole o grandi che siano. Oggi capiamo veramente cosa significhi attendere, con quale spirito attendere e Chi attendere.

Attendere con fiducia e speranza, mettendo da parte le nostre aspettative, i nostri progetti e i nostri tempi. Perchè il Signore ha già vinto, lo ha detto ai suoi discepoli e quindi anche a noi. E lo ha fatto con i tempi e i modi di Dio, così lontani dai nostri modi di agire, ma così definitivamente vincenti.

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Nulla – proprio nulla – potrà renderci inquieti, nulla potrà tormentarci e toglierci la pace del cuore perchè dopo il Venerdì Santo (e quante volte viviamo come fosse un dramma anche la più piccola contrarietà! Quanti piccoli Getsemani ci costruiamo con le nostre stesse mani!) … dopo il buio su tutta la terra ci sarà sempre l’alba radiosa che ha cambiato una volta per tutte la sorte degli uomini.

Nulla viviamo -ma proprio nulla eccetto il peccato – che non l’abbia già vissuto, e redento, nostro Signore Gesù Cristo: le umiliazioni, le incomprensioni, i fallimenti e gli insuccessi umani, le calunnie e perfino la morte.

Ma Gesù ha inchiodato tutto questo al legno della sua Croce e gli ha dato così un significato nuovo.

A noi è chiesto soltanto di attendere con fiducia e di vivere i momenti bui della nostra esistenza con il cuore adorante davanti alla pesante pietra che chiude un sepolcro che certamente si aprirà.

Attendiamo quindi con rinnovata Speranza, cercando di mettere da parte tutto ciò che ci toglie la pace e la gioia che solo Gesù risorto ci può dare, e facendo in modo che il nostro cuore batta all’unisono con il cuore di Dio.

Dobbiamo esserne certi: ne vale la pena! Buona attesa!

Quel potente salvagente che è la Croce!

La Croce salva. È uno scudo potentissimo, una corazza imperforabile. Nulla potranno gli assalti del Maligno contro chi l’abbraccia con amore sincero e ne fa la compagna di vita.

A volte ti salva in maniera delicata, che manco te ne accorgi se non dopo diverso tempo, quando riavvolgi il film della tua vita, ripensi a quella situazione e ti convinci che non si trattò di una semplice coincidenza fortuita.  

A volte lo fa in modo palese, che è impossibile non rendertene conto. E non puoi far altro che ringraziare. E ricominciare il cammino con ancora più convinzione.

Ieri sera, durante la Via Crucis nella chiesa principale del nostro paese, ha letteralmente protetto Gabriele (uno che la Croce la ama veramente, e lo andiamo scoprendo giorno dopo giorno, da mille piccoli particolari quotidiani, mai dichiarati nè sbandierati ma vissuti in semplicità e naturalezza).

Iniziano i capogiri, la vista di annebbia, sviene. Ma aveva la croce tra le mani, stava facendo quello che più gli piace nella vita: il chierichetto. Cade. E’ un attimo. La croce si frappone tra la sua testa, rivolta verso il pavimento, e il pavimento stesso, di marmo duro e freddo. Gabri le piomba sopra ma la croce, a causa del gradino che fa da ingresso alla cappella laterale, si inclina e fa sì che testa e spalle, al termine della caduta, si trovino sospese a contatto con l’aria. Croce spezzata, Gabri incolume, tra lo spavento dei presenti.

Nella triste fine della croce di legno, abbiamo visto un simbolismo incredibile. Cristo spezza il suo corpo per noi, per la nostra salvezza, dona il suo sangue fino all’ultima goccia. E lo fa continuamente. Il suo sacrificio si perpetua nei secoli e si rinnova durante ogni Santa Messa. E ci salva.

Da decenni, quella croce di legno ha accompagnato il sacerdote nel suo cammino quaresimale lungo la navata della Collegiata. Forse, ieri sera, ha svolto uno dei compiti più importanti: salvare un chierichetto innamorato di Gesù, dai possibili esiti di una caduta incontrollata e quindi potenzialmente molto pericolosa. Sacrificando inconsapevolmente sé stessa, dopo anni di onorato servizio.

Un semplice pezzo di legno, così leggero che anche un ragazzino può sostenere con il sano orgoglio tipico di quell’età. Eppure abbiamo visto molto di più. Tutto questo dopo la terza stazione … tra la prima caduta del Signore e l’incontro con sua Madre. Anche tu, Maria, eri lì accanto alla Croce, accanto a Gabriele.

Croce + Maria, un binomio invincibile e salvifico!

“Dov’è Dio e perchè vuole questo?” Ovvero: riflessioni, senza censura, di un piccolo monaco wifi.

La piaga che in questi mesi sta affliggendo l’umanità ha causato molti problemi. E, giustamente, noi abbiamo pregato e stiamo continuando a farlo. Ma molti si sono chiesti: “Dov’è Dio? Perché vuole questo?”.

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Per rispondere alla prima domanda: lui c’è, Dio c’è sempre. E’ solo che non lo vogliamo vedere, tutto qui. Dio ci lascia liberi e lascia libera anche la natura. Quando nel deserto il Diavolo dice a Gesù: “Trasforma le pietre in pane”, e Gesù non lo fa, non è perché non gli andava. Lui avrebbe potuto benissimo tramutare i sassi in succulenti panini, visto che è onnipotente. Ma non lo fa perché non vuole cadere nella tentazione di avere beni materiali ma anche in quella di interferire con la natura.

Invece, per quanto riguarda la seconda domanda: ebbene Dio non lo ha mai voluto, come del resto non ha mai voluto il peccato in generale. Il fatto è che lui, volendo la nostra libertà, ci lascia fare quel che vogliamo, e quindi ci lascia peccare. Tutto quello che lui ha creato, l’uomo ma anche la natura, è libero perfino di fare il male.

 

Quest’anno non potremo celebrare la Pasqua tutti insieme, però Dio sarà sempre con noi.

Il giorno di Pasqua, chiusi nelle nostre case, cantiamo i canti pasquali perché mentre i sacerdoti celebreranno la Messa non siano i soli a cantare. Il giorno di Pasqua telefoniamo ai nostri amici dicendo: “È risorto! È risorto!” Perché ora più che mai c’è bisogno di Missionari Smart Worker che anche da casa portino il Vangelo a tutti.

Gabriele

Monastero WiFi: istruzioni per l’uso

All’approssimarsi del D-(Wifi)-Day, diamo qualche indicazione utile sulla giornata che ci apprestiamo a trascorrere insieme nella splendida cornice di Villa Pallavicini, alle porte di Bologna e a pochi passi dall’uscita autostradale di Borgo Panigale.

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Terminata la fase di registrazione e di consegna del badge ai partecipanti, la giornata sarà introdotta da un breve saluto da parte della segreteria del Monastero Wifi di Bologna – nella persona di Lara – al quale seguirà un intervento di don Massimo Vacchetti, Vicario Diocesano per la Pastorale dello sport, turismo e tempo libero.

Il programma della giornata è suddiviso in due parti ben distinte tra loro. La mattinata sarà dedicata alla formazione, grazie alle due catechesi tenute da don Ugo Borghello (“Monastero Wifi come Scuola di preghiera – Scuola di comunione. La sete dell’uomo per Dio”) e don Pietro Adani (“La sete di Dio per l’uomo”). La scelta dei relatori è caduta su due sacerdoti che, per vocazione e per missione, hanno particolarmente a cuore la ricerca della santità nella vita quotidiana con particolare attenzione alle famiglie e ai giovani.

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Ciascuna catechesi sarà seguita da una testimonianza di fede vissuta tra le mura domestiche e negli altri ambiti della quotidianità. Protagoniste saranno due coppie di sposi: Annalisa Sereni e Marco Monari, Elena Tinti e Michele Merli.

Durante la mattinata, i bambini saranno intrattenuti da educatori che li aiuteranno a preparare un lavoretto – ispirato al Vangelo – che verrà portato all’altare durante l’offertorio.

Spartiacque tra la prima parte della giornata e la seconda sarà uno sportivo pranzo al sacco (d’altra parte ci troveremo nella sede del Centro Sportivo Italiano) che si potrà consumare nella vasta area a nostra disposizione. Se il tempo sarà clemente, sarà possibile sgranchirsi le gambe, fare un corsetta (chi ha orecchi per intendere, intenda …), oppure riposarsi sui pascoli erbosi che circondano la villa.

SKMBT_C22019111512500-e1573829957989-768x1234Il pomeriggio sarà dedicato alla preghiera e al Sacramento della Confessione, che verrà introdotto da un breve momento di riflessione. Diversi sacerdoti saranno a disposizione dei presenti per tutta la seconda parte della giornata.

La recita del Rosario e l’Adorazione Eucaristica ci prepareranno alla celebrazione della Santa Messa, momento clou del Monastero (così come della nostra vita), presieduta dal nostro Cardinale Arcivescovo Matteo Maria Zuppi, a sottolineare il legame che il Monastero WiFi ha con la Chiesa locale e universale.  La Messa sarà la prefestiva della Prima Domenica di Quaresima.

Nell’auspicare un gradito fuori programma, ricordiamo che la partecipazione al Monastero è gratuita. Chiediamo però la cortesia di iscriversi per facilitare l’organizzazione della giornata (le indicazioni sono riportare sulla locandina).

A presto!
La segreteria del Monastero WiFi – Bologna

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Il Monastero Wifi sbarca a Bologna

Il nuovo anno si è aperto con la realizzazione di un grande sogno, cullato e coltivato a suon di rosari e whatsuppate per diversi mesi e ora divenuto finalmente realtà: sulla scia di Roma, Milano, Genova e Firenze anche a Bologna si è dato il via all’avventura del Monastero Wifi. Due termini che, messi l’uno accanto all’altro, danno origine apparentemente ad un ossimoro, dal momento che evocano due immagini a prima vista contrastanti tra loro.

Geniale è stata l’idea partorita da Costanza Miriano e da un gruppo di amiche – perfettamente inserite nel mondo in qualità di instancabili mogli, mamme, figlie e lavoratrici – ma ciononostante monache. Monache wifi, appunto.

Già, perché il ricercare un filo diretto e costante con Dio, vivere con la mente e il cuore h24 rivolti al Signore non sono prerogative soltanto delle persone che hanno scelto di donare a Lui l’intera esistenza. E’ infatti compito dei laici essere contemplativi nel bel mezzo delle attività quotidiane, tra un figlio da accompagnare in palestra, una riunione di lavoro da preparare, un coniuge da s(u/o)pportare o una contrarietà da affrontare.

Contemplativi nel mondo, trovando nella strada la “cella”, il luogo di incontro con il Signore. Non dobbiamo desiderare altro nè tanto meno sognare ad occhi aperti una vita differente, con il rischio di trascurare i doveri di stato propri di ciascuno. L’unico grande obiettivo deve essere quello di cercare e perseguire fedelmente la vocazione preparata per noi dall’eternità. Che in soldoni significa puntare alla santità cominciando e ricominciando ogni giorno senza abbattersi in caso di cadute.

Da qui la necessità di prendere sul serio il nostro rapporto con il Signore e piantare la Croce di Cristo in cima a tutte le attività della giornata, a partire da quelle apparentemente più banali. E aiutare i nostri amici a fare altrettanto.

E da qui l’esigenza e il desiderio di incontrarci, a Roma così come a Milano o a Bologna, ciascuno con la propria storia e il proprio cammino ma con il comune denominatore di appartenere alla Chiesa. Ritrovarci per pregare insieme e condividere un assaggio di Paradiso in terra. Per poi essere monaci wifi nel mondo e portare la luce di Cristo ai nostri amici e colleghi. Perché non è possibile essere apostoli efficaci (aspetto fondamentale della vocazione battesimale) se non si è autentiche anime di orazione.

Ritornando al Monastero “Made in BO”, per sottolineare il forte legame con la Chiesa, è stata chiesta udienza al Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna, con l’obiettivo di presentare l’iniziativa. In un clima di sincera amicizia, il Cardinale si è dimostrato estremamente interessato alla proposta e ha sottolineato l’urgente necessità di ritrovare un’intimità con il Signore sempre più forte, in unione con la Chiesa e il Papa. Ha manifestato anche il desiderio che gli incontri si svolgano in centro città (magari in Cattedrale), per sottolineare ancora maggiormente il legame con la Chiesa locale.

Forti di questo sostegno paterno e colmi di gratitudine ci siamo ritrovati sabato 4 gennaio a Villa Pallavicini (alle porte di Bologna, in attesa di spostarci in centro) per un primo incontro del Monastero al quale ha partecipato una quarantina di amici vecchi e nuovi provenienti anche da città vicine (o addirittura da fuori regione, come una coppia di amici di Verona, monaci top sempre presenti agli eventi organizzati finora in Italia); amici desiderosi di ritagliarsi del tempo per incontrare il Signore avvolti dalla dolce e confortante compagnia dei fratelli wifi (di età compresa dalle due settimane di vita, per la monaca più giovane, agli 80 anni del monaco più attempato).

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Una catechesi sul tempo di Natale tenuta da don Giovanni Bonfiglioli, il ritrovarsi a tu per tu con Gesù Eucarestia durante l’adorazione, la conclusione della giornata con la Santa Messa celebrata da don Massimo Vacchetti (che ringraziamo per il grande sostegno e collaborazione). E poi i sorrisi, gli abbracci, gli sguardi luminosi e pieni di gratitudine, gli immancabili selfie, hanno confermato che è possibile camminare insieme, in cordata, sostenendoci, consigliandoci e aiutandoci vicendevolmente a tagliare l’unico traguardo che conta: la santità.

In fondo per noi laici il Monastero Wifi riassume e concretizza la nostra vocazione, il compito che abbiamo nel mondo. Perché è vero che non apparteniamo ad esso ma ci è stato consegnato da Dio per santificarci in esso e santificarlo dal di dentro. E aiutare gli altri a fare altrettanto.

Lara e Gigi

E’ uscito il libro “La Preghiera salverà il mondo”

Il 4 dicembre è uscito ufficialmente il libro “La Preghiera salverà il mondo“, curato da Giuseppe Signorin (Berica Editrice): una raccolta di riflessioni sulla preghiera, scritte a più mani, con l’aggiunta di una “praylist” tutta da gustare per prepararci alla grande festa del Natale.

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Anche “Un Cammino Chiamato Famiglia” ha partecipato al progetto con un saggio sulla preghiera in famiglia. E’ stata una grande opportunità per riflettere sul cammino compiuto dal fidanzamento ai giorni nostri e per ripartire con slancio rinnovato. Non ringrazieremo mai abbastanza Giuseppe per il grande regalo che ci ha fatto!

Ne anticipiamo una piccola parte, augurandoci che sia di stimolo per proseguirne la lettura!

“Giunti in cima, accovacciati a pochi metri dalla statua, con uno stormo di gracchi che volteggiavano nervosi sopra le nostre teste, abbiamo avuto modo di riflettere sul cammino percorso: pianeggiante all’inizio (ma con qualche difficoltà da superare avvinghiati alla giugulare del marito), a tratti più esposto alle folate di vento oppure ostacolato dagli esemplari bovini più impertinenti mai incontrati prima d’ora, poi nuovamente un falsopiano prima dell’erta conclusiva punteggiata da grotte e scalini naturali.

Difficile sbagliare strada o anche solo avere qualche dubbio sul sentiero: la tipica segnaletica biancorossa, rinfrescata di recente, era strategicamente posizionata su rocce ben visibili.

In definitiva: una limpida metafora della vita, e perché no, anche del cammino di coppia: un susseguirsi di momenti pianeggianti, intervallati da passaggi più complicati da affrontare insieme e soprattutto uniti al Signore evitando ogni forma di ribellione, che equivale a non seguire i segnali posizionati a garanzia del giusto cammino.

67846068_10216541500062430_8072853703888994304_nEravamo intimamente soddisfatti e lo si poteva capire dagli sguardi compiaciuti: perfino chi aveva pianificato di fermarsi alla prima baita era riuscito a raggiungere la meta, grazie a una buona dose di forza di volontà e all’aiuto vicendevole prestato nei momenti più difficoltosi, quando il fiato comincia ad accorciarsi fino a inciampare nei denti, i polpacci si induriscono e hai una voglia matta di gettare al vento tutta la zavorra che ti appesantisce. Sono i momenti nei quali la moglie solitamente si lascia andare a espressioni evangeliche del tipo: «Marito, prendi il mio giogo sopra di te. Il mio giogo è dolce e il mio peso leggero»; e il coniuge, come da etimologia, si trova improvvisamente con tre zaini sulle spalle, la reflex al collo, una bottiglietta d’acqua nella mano sinistra e, nell’altra, una borsetta da passeggio. Ovviamente glitterata.

L’addensarsi improvviso di nubi minacciose cariche di pioggia ha interrotto le nostre riflessioni e, anche se per noi era bello stare lì, ci siamo ritrovati a dover rinunciare all’idea di piantare quattro tende al cospetto del Cristo Pensante per ritornare in fretta al punto di partenza. La poesia si è tramutata velocemente nella prosa più dozzinale ma avevamo comunque gettato le basi per una serie di considerazioni sulle grandi meraviglie che il Signore ha operato in noi. Considerazioni poi sviluppate una volta rientrati in pianura.”

Lara & Gigi

Tanti altri testi – di Emanuele Fant & padre Emanuele di Pra’d Mill, don Giovanni Zaccaria, padre Samuele Donà, suor Maria Grazia delle Figlie di San Giuseppe, Paola Belletti, Giuseppe Signorin, Romana Cordova & Emiliano Fumaneri e un’appendice di citazioni a cura di Mirko Ruffoni – più una selezione di preghiere scelte fra le più belle della tradizione cristiana le trovate in “Undeground vol. 2 – La preghiera salverà il mondo”, disponibile nello shop online di Berica Editrice in formato cartaceoePub e Kindle e nei principali store digitali, oppure ordinandolo in libreria (parte del ricavato sarà devoluta alla Fondazione di Diritto Pontificio Aiuto alla Chiesa che soffre).

Il Cireneo e la Veronica visti con gli occhi di un bambino

Il Cireneo

E pensare che lui voleva solo tornare a casa dopo il lavoro nei campi e godersi lo shabat di Pasqua.

Invece Dio aveva altri piani per lui: Simone di Cirene doveva aiutare il Figlio di Dio a salvare l’umanità.

Probabilmente si era arrabbiato con le guardie romane e anche con Gesù stesso, e avrà detto dentro di sé: “Chi è quest’uomo criminale che mi fa tardare nel rientrare a casa dove mia moglie e miei figli mi aspettano preoccupati!”.

E in quel momento avrà detestato Gesù.

Dopo, però, ha accettato la croce e ha condiviso il dolore di Gesù per redimere il mondo, mettendosi sul “palcoscenico della storia” (grazie Card. Biffi per il suggerimento!).

Simone non avrebbe voluto aiutare Gesù, ma il Figlio di Davide l’ha voluto con sé perché avrebbe contribuito a salvare il suo popolo.

Anche grazie a lui lo shabat di Pasqua non fu più il ricordo dell’esodo dall’Egitto, ma fu, e lo è tuttora, il festeggiamento dell’esodo dalla morte.

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La Veronica

La Veronica è uno dei personaggi più affascinanti della tradizione cristiana: una discepola che, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere proprio Maria – la sorella di Marta – che, avendo compassione di Gesù, gli ripulì il volto dal sangue e dal sudore durante il suo cammino verso il Calvario.

Veronica deriva da “vera icona”, l’icona del Salvatore che rimase impressa sul telo. Potrebbe trattarsi di una persona ben precisa, così come potrebbe simboleggiare qualsiasi persona che abbia compassione di Gesù.

Gabriele

Un nonno in Piazza Bra

Le due coppie dei miei nonni, paterni e materni, festeggiarono entrambe le nozze d’oro, e la stessa fortuna l’ebbero i miei genitori e anche quelli di mia moglie.

Dai nonni sono derivati tanti rivoli di figli e nipoti e anch’io, sposato ormai da quarantasei anni con la stessa donna (senza vergognarmi), ho due meravigliosi nipoti, figli di mio figlio.

Scusate la genealogia personale, ma ne vado fiero e ringrazio il Buon Dio che ci ha voluto e continua a volerci bene.

Amo la famiglia; la mia naturalmente e tutte quelle che in ogni civiltà finora conosciuta si sono avvicendate nei secoli permettendoci di essere qui, noi oggi, a goderne i benefici.  Accoglienza, educazione, supporto economico e morale, sostentamento nelle difficoltà, gioia comune nel sereno procedere della vita, cellula e cemento delle organizzazioni civili.

Soffro quando avverto pericoli e tempeste addensarsi e accanirsi su un’istituzione tanto nobile, più antica del singolo individuo. E al contrario mi ringalluzzisco e faccio il possibile per partecipare di persona ad ogni manifestazione indetta per ricordarne ed esaltarne il valore insostituibile della società umana.

Ovvio quindi dire che, come nel passato partecipai con entusiasmo ai due Family Day di Roma, domenica scorsa non potevo mancare a Verona in occasione della marcia per – appunto – la Famiglia.

Come parziale scusa per il mio assentarmi, avevo detto a mia moglie, più stanziale di me, che a Verona avrei trovato duecentomila miei parenti … i veronesi, appunto. (I miei antenati provengono davvero da quella bella città). E poi il treno per la città scaligera passa dalla mia cittadina, tutto facile arrivarvi con l’amico (“collega” nonno) Piero.

Ho trovato tantissimi bimbi, a piedi e in carrozzina, con genitori e naturalmente nonni. Sacerdoti, frati e suore. Mancavano totalmente i cartelli ‘contro’ qualcuno o qualcosa, non vi erano urla o esagerazioni nei comportamenti dei ‘marciatori’. Mi sono parsi desolati gli operatori delle TV nel dover riscontrare solo gioiosa normalità. Due ore di serena allegria in un lunghissimo corteo, con un tripudio di tanti palloncini rosa e azzurri, che si è snodato per i viali attorno alla magnifica Arena, col bacio del sole sulle tenere e verdi foglie degli alberi (NdR: soprassalto poetico del nonno).

Ragazzini canterini, nessuna bandiera o vessillo o uomo politico, striscioni delle città di provenienza dei partecipanti (mi sono rallegrato, un po’ partigiano, leggendo “Bologna c’è”, all’indomani della vittoria della mia squadra del cuore all’ultimo minuto. E mentre eravamo in corteo è arrivata anche la notizia che la nostra seconda squadra di basket, da buona “aquila”, era volata in serie A!).

I numerosi poliziotti che erano stati chiamati per proteggere il corteo da eventuali malintenzionati stazionavano sorridenti ai bordi delle strade e delle piazze. A qualcuno di essi veniva offerto un caffè dai sorridenti manifestanti.

Tutti muto, allora, il corteo? No, venivano a ripetizione lanciati tanti “Evviva!”: alla famiglia, a tutte le mamme, e anche ai papà. (Non venivano ricordati i nonni, è vero, ma prima di esserlo divenuti … siamo pur sempre papà anche noi!!).

E infine, oltre ai vessilli di associazioni impegnate nell’appoggio alla famiglia, innumerevoli i cartelloni inneggianti ai valori naturali (preferisco chiamarli cosi) della stessa. Tutte scritte di pace, amore, ringraziamento a Dio per la Vita in assoluto e a quella che ci ha dato.

Da annotare una lieve e ironica polemica a distanza con riferimento ad un cartello (diciamo pure di carattere offensivo) esibito in una marcia di altri: sul tema del motto mazziniano “Dio, patria e famiglia”, tante ed ammirate erano domenica le variazioni del tipo: “Dio, patria e famiglia: che meraviglia!”.

Che meraviglia davvero! La manifestazione, tutta quella gente, la Vita e la Famiglia!

Il nonno Giorgio

La fede dei Re Magi

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I Re Magi. E pensare che loro erano così ricchi e potenti, così sapienti e saggi. Erano astronomi, e scrutando il cielo hanno incontrato una strana stella. Si sono incuriositi, si sono fidati e l’hanno seguita in mezzo a mille difficoltà. Una stella che ha cambiato la loro vita.

Una profezia? Loro hanno creduto. E finalmente dopo tanti mesi di cammino, ecco: il Figlio di Dio, il Salvatore, il Verbo fatto carne, il Caprio espiatorio, era lì, davanti a loro, in una mangiatoia, il Re dei re era un umile bambino.

E gli hanno donato oro, incenso e mirra. All’apparenza lui era un bambino come tanti, ma loro hanno riconosciuto in quel bambino il Figlio di Dio. E noi ci chiediamo: “Come hanno fatto a riconoscere che era il Figlio di Dio, loro che non erano neanche ebrei, quindi non veneravano le Sacre Scritture come gli ebrei?”. Loro hanno capito questo grazie alla fede che hanno, nei fatti, dimostrato di possedere.

Molto probabilmente, al ritorno in Persia, se non hanno professato questa fede in pubblico, almeno, io credo, che abbiano custodite queste cose nel loro cuore. Come Maria.

Nel presepe i Re Magi sono una delle figure più importanti, infatti, hanno l’onore di essere sistemate nella capanna insieme alla Natività, un posto che non è dato a tutti. E ciò è un segno evidente della loro importanza.

Questo è quello che penso io voi siete liberi di credere quello che volete.

Gabriele