Dio vede, sorride e provvede

Che Dio fosse un grande umorista, già lo sapevo. Ma stamattina si è superato. Credo stia ancora sorridendo.

Obiettivo della giornata: lucrare il Perdono di Assisi, dopo il buco nell’acqua della giornata precedente. Devo riprogrammarmi (in casa mi chiamano ironicamente il “navigatore di famiglia”, ma resto umile).

Come ogni mattina, ma con ancora più convinzione, metto in atto il mio piano: mi fiondo giù dal letto alle seinpunto (cinqueetrequarti per quel bell’addormentato nel bosco di mio marito … ecchesaranno mai quindici minuti, dopo tutto il mattino ha l’oro in bocca! Vi risparmio il seguito del dialogo), effettuo un brainstorming con me stessa richiamando l’imprescindibile schema mentale pianificato fino nel più piccolo dettaglio, nella speranza di riuscire a bilanciare costi e benefici di ogni commissione e spostamento.

Da buon pendolare che si rispetti, ho sempre i minuti contati per il tragitto casa-lavoro e ogni possibile volontaria deviazione dal mio percorso abituale va ponderata accuratamente.

Durante il breve viaggio, su un treno anch’esso assonnato (in puntuale ritardo, come da copione) aziono la modalità Lara Maps per individuare la chiesa più vicina al mio posto di lavoro. Chiesa, oltretutto, bellissima … dovrei ricordarmene più spesso! Non faccio troppi calcoli poiché, anche al mio cervello ancora in stand-by, è evidente il beneficio di questa scelta (che saranno mai venti minuti di slittamento sulla mia tabella di marcia, con conseguente rientro tra le mura amiche posticipato di mezz’ora, di fronte all’indulgenza plenaria di un’ anima?)

Arrivo finalmente a Bologna in un clima un po’ surreale (tutto era pronto per il ricordo della strage del 1980) e, di buon passo (allenato dopo anni di pendolarismo) mi dirigo verso la meta prefissata, scegliendo accuratamente il lato della strada più ombreggiato e gli attraversamenti pedonali più strategici calcolando, con precisione svizzera, l’attimo esatto in cui scatterà il verde.

Dev’esserci stato in realtà qualche problema nella sincronizzazione poiché ho fatto filotto di semafori rossi, con sosta rigorosamente sotto il sole. Dettagli, l’importante è l’ottimismo!  Che ha cominciato a traballare quando, giunta trafelata davanti al portone della chiesa, l’ho trovato rigidamente chiuso. Pazienza, anche questo è sintomo (triste) dell’estate.

In meno di un secondo scorro il film della mia vita e mi viene alla mente un’altra chiesa (frequentata ai tempi dell’università) verso cui dirigermi. Allungherò un po’ la strada, devo farmene una ragione, ma ne-vale-la-pena! A grandi falcate, e con rinnovata speranza, mi ci dirigo sicura. Ma anche questa è chiusa. Controllo l’orologio: sono già le otto passate. Mi sorge il dubbio che ci sia in atto uno sciopero dei sagrestani.

Qualcuno lassù se la ride.

Faccio outing e confesso che solitamente gli imprevisti mi tolgono serenità ed equilibrio ma su questo aspetto ci sto lavorando seriamente almeno da qualche anno. No Lara, non puoi scomporti per così poco. Proseguo imperterrita nell’inatteso tour nel cuore di Bologna,  (con l’ufficio ormai lontano qualche isolato) tenendo lo sguardo fisso sulla sagoma di un campanile che avevo intravisto da qualche minuto e lo seguo come un faro nella notte.  Mi autoconvinco che sarà questione di pochi minuti di cammino e, soprattutto, confido di non perdermi, visto il mio proverbiale senso di orientamento di cui sono (s)provvista. Non sembra lontano in fondo e in gioco c’è la salvezza di un’anima. Realizzo (complice anche il termometro di una farmacia) che all’ombra ci sono già trenta gradi, ma non importa (dopo tutto all’inferno la situazione dovrebbe essere ancora più compromessa). Anche per questo, barcollo ma non mollo.

Giungo all’ombra del campanile, lo circumnavigo e mi si para davanti la chiesa di S. Martino (in realtà ne prendo coscienza una volta ristabilita la connessione dei miei neuroni residui, intorpiditi dal caldo e letteralmente affogati sotto uno strato di gocce di sudore).

Entro. La statua della Madonna del Carmelo è in bella vista, sovrastante il Tabernacolo. Con lo Scapolare tra le mani e Gesù in braccio. Anche questo particolare faceva parte dei miei ricordi di studente. Resto a fissarli, in silenzio; Maria e il Tabernacolo, la mia Madre celeste e la prigione di Amore nella quale Gesù ci aspetta da duemila anni.

Alla fine esco soddisfatta e ritorno alle mie occupazioni quotidiane, nella piena convinzione che, in tutta la città (sazia, disperata … e in estate anche chiusa) non potevo trovare chiesa più adatta in cui approdare. Ecco finalmente spiegata la serie di contrattempi apparentemente casuali e il sorriso che percepivo dall’Alto. Non sono così certa di aver seguito alla lettera le pratiche di pietà per lucrare il Perdono di Assisi (a volte sono una maga della spiritualità fai da te) ma anche oggi mi è stata impartita una grande lezione.

Di Amore.

Di Fiducia.

Di Filiazione divina.

In definitiva sempre tutto a tema.

Lara

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