“Un libro per l’estate”

Ecco a voi i consigli di #uncamminochiamatofamiglia, rigorosamente in ordine alfabetico, per un’estate ricca di buone letture!
(Lista costantemente in aggiornamento).

Ancora tutto da imparare (di Anna Benvenuti, ed. Ares)

Nella primavera del 2020, in una Milano spettrale, Arianna sta per compiere diciotto anni: è un momento di crisi e lei cerca conforto iniziando a scrivere un diario. Le sue impressioni senza filtri si dilatano fino a ricostruire gli ultimi quattro anni della sua vita: la separazione dei genitori, i segreti del passato e le amicizie inaspettate.
Finora le braccia di Ayman, incontrato in un’indimenticabile estate in Puglia, sono state un porto sicuro, ma troppe gelosie minano la loro storia a distanza.
Intorno a lei, tanti personaggi (come la nonna Angela, l’inseparabile Giorgia o il fratello Pietro) si muovono in un labirinto che sembra senza uscita, in cerca di spiragli che diano un senso alla vita. Nel suo viaggio Arianna continuerà a inciampare, mentire e tentare gesti estremi per recuperare i frammenti della sua anima e scoprire alla fine che… è ancora tutto da imparare.

Colazione con Dio (di Giusi Manduca Sorci, ed. Ares)

Ogni mattina, Giusi e Dio prendono insieme un caffè. Lei, moglie madre e nonna, gli parla con ardita semplicità di ciò che le occupa le giornate e i pensieri, il sorriso per un ricordo d’infanzia o per un gelsomino fiorito, aneddoti sui numerosi nipoti, ma anche il peso della solitudine, il lutto per il marito e per una figlia amatissima morta prematuramente. L’autrice non risparmia al suo interlocutore le domande più scomode davanti a sofferenze indicibili, ma non chiude mai il dialogo, e condivide le sue scoperte interiori con finezza e lieve ironia. Nessuna ricetta magica, solo l’esperienza di un cuore pieno di gioie e ferite, che ha imparato nel tempo a riconoscere le briciole di speranza disseminate sul suo cammino anche nelle circostanze più buie.

Colpa & Perdono (di Cosimo Luigi Russo, ed. Ares)

Che amore è senza perdono? In che cosa consiste, nella sua vera essenza, il perdono? È davvero necessario perdonare il proprio partner? A quale prezzo? Il perdono consiste in uno sforzo morale o nel saper dimenticare? Ma perché risulta così difficile? E qual è il ruolo di chi è ferito e di chi è perdonato? Quando si parla di perdono, e più in generale di riconciliazione, sono molte le domande che si affastellano, manifestando le lotte e le resistenze interiori. Attraverso delle storie reali questo libro indaga le dinamiche di coppia offrendo risposte ragionevoli che, lasciate maturare, agiscono come un balsamo efficace contro l’orgoglio e il risentimento, per rinsaldare e rilanciare la coppia.

Dentoteologia. Paragoni fra denti e fede (di Giovanni Biolo, ed. Berica)

Un libro che inaugura una nuova scienza: la “dentoteologia”. Paragoni fra denti e fede con un linguaggio a tratti serio e a tratti spiritoso. Tanti episodi che affrontano i temi principali della religione cristiana in una modalità inedita e innovativa, scritti da un dentista con la passione per la teologia. “Un dentista che scrive di Dio. Niente di strano, perché Dio c’entra con tutto, con quello che beviamo, pensiamo, respiriamo, studiamo. Dio c’entra con il vedere un film, cambiare un pannolino, chiamare un’amica o una zia, con il litigare e con il cucinare. C’entra anche con il lavarsi i denti, mi dicevo sempre. Ecco, adesso che è nata questa branca della teologia, la dentoteologia, la cosa è ormai confermata! A parte gli scherzi, qui dentro troverete delle piccole perle, alcune trovate profondissime, altre geniali”. (dalla prefazione di Costanza Miriano)

Figli, Rischi & Villaggio (globale)   (di Luca Luigi Ceriani, ed. Ares)

Educare è un lavoro coraggioso. È un’avventura drammatica e meravigliosa che ha a che fare con le passioni, le paure e il desiderio di libertà nostri e dei nostri figli. Per affrontarla non ci sono istruzioni per l’uso. Bisogna accettare l’impossibile come categoria, l’imprevisto come dimensione quotidiana. E rischiare di rispondere a domande che aprono ad altre domande. Non è facile affrontare una sfida del genere. L’esperienza riportata in questo libro dimostra però che si può farlo insieme. Nel milanese, dal progetto condiviso dall’autore con alcuni lungimiranti amministratori locali, sono nati una Scuola Genitori che ha raggiunto migliaia di persone e un dibattito a cui hanno partecipato diversi grandi protagonisti della vita culturale italiana. I loro interventi sono riportati integralmente nel volume.

La cena delle verità    (di Annalisa Consolo, ed. Ares)

Quattro coppie, una cucina. La solita, tranquilla serata tra amici che si trasforma in una girandola di menzogne, tradimenti, confessioni… e squilli di campanello.
Quando il capitano Ferrazza si ritrova davanti la furiosa, scarmigliata e stravolta compagine che il brigadiere Nardone e l’appuntato Lojacono hanno trascinato in commissariato, non ha ancora idea di cosa abbia spinto quelle persone a darsele di santa ragione nel bel mezzo della strada. Dovrà ricostruire l’intera vicenda attraverso le testimonianze dei protagonisti che di volta in volta gli sfileranno davanti, ognuno con la propria versione dei fatti. Perché sappiamo tutti qualcosa l’uno dell’altro… solo che ognuno sa una cosa diversa.

La formula del buonumore (di Carlo del Marchi, ed. Ares)

«L’autore è riuscito a cucire un testo agile che osa porre al centro dell’attenzione del pubblico del secondo decennio del XXI secolo questo oggetto sconosciuto, l’affabilità. Personalmente ritengo il presente volume un testo rivoluzionario, non perché scopra qualcosa di nuovo, ma in quanto riscopre qualcosa di antico e di sempre vivo e valido, caratteristica, questa della ri-scoperta, propria di ogni rivoluzione che si rispetti» Dall’Invito alla lettura di Andrea Monda L’eleganza, la buona educazione e il sorriso sono, anche oggi, il miglior punto di partenza per tessere una rete di relazioni autentiche e profonde. In questo percorso Carlo De Marchi si appoggia a una ricca galleria di aneddoti letterari e all’e­sem­pio di alcuni «campioni» della gioia, come Tommaso Moro, il card. Newman e Josemaría Escrivá.

L’ombra del Padre (di Jan Dobraczynski, ed. Morcelliana) 

J. Dobraczyński, il più noto scrittore cattolico polacco del ’900, si è cimentato nell’impresa di ricostruire la «storia di Giuseppe» in forma romanzata, giovandosi delle fonti scritturistiche e del vasto materiale letterario di origine apocrifa o tradizionale.
Giuseppe vi emerge come il «tipo» dell’uomo credente, posto improvvisamente di fronte ad una imprevedibile chiamata di Dio. Incarnazione ideale del «resto» d’Israele, è combattuto lungo tutto il corso della sua vita fra le sue giuste esigenze umane e la richiesta improrogabile di Dio. In questa tensione continua egli si macera e matura la propria fede.
Un cammino faticoso nella fede, percorso in situazioni straordinarie e sullo sfondo di un ambiente socio-politico-religioso complesso e ambivalente.
Giuseppe è il modello del credente che non si lascia irretire dalle tentazioni, dalle manovre oscure del potere, dalla faziosità delle sette. Giuseppe è l’incarnazione del povero di Jahvé, ricco solo della fiducia nella sua promessa.

La tua vita e la mia (di Alberto Ravagnani, ed. Rizzoli)

Federico ha quasi diciassette anni, vive in una bella casa a Busto Arsizio, i suoi genitori sono stimati professionisti, frequenta il Classico e trascorre il tempo libero tra l’oratorio San Filippo, le feste con gli amici e il cazzeggio sui social. Sempre a cavallo della sua inseparabile Graziella, ereditata dalla nonna. Riccardo i diciotto li ha già compiuti, vive in una zona popolare di Busto e la scuola l’ha lasciata. Non ha mai conosciuto il padre, la mamma è ricoverata in un centro tumori, ha una sorellina di sette anni che adora – ricambiato – e della quale deve prendersi cura. Per aiutare la famiglia con i soldi fa il rider ma, quando capisce che ancora non basta, entra in brutti giri. Niente calcio, niente PlayStation, non ha né il tempo né la testa. Non si fida di nessuno perché nessuno gli ha mai fatto dono di niente .Due così dovrebbero cordialmente detestarsi (soprattutto se si innamorano della stessa ragazza, che sceglie Riccardo), e infatti è proprio quello che succede. Solo che poi don Andrea, il giovane parroco di San Filippo che gira in centro su un monoruota elettrico e che non disdegna Instagram per parlare al cuore dei suoi ragazzi, ci mette lo zampino. E forse non solo lui. Tra mille diffidenze reciproche, Federico e Riccardo iniziano a scrutarsi, poi si avvicinano, infine diventano amici inseparabili. Ma lo saranno per sempre?

Niente di ciò che soffri andrà perduto (di Costanza Miriano, ed. Sonzogno)

Arrivi a un punto della vita in cui ti sembra che i giochi siano fatti, che nulla possa più migliorare, che tutto sia andato storto, che non sia ciò che avevi sognato. Quello è il tuo matrimonio, quello è il tuo lavoro, quelli i tuoi figli, quella, insomma, è la tua realtà, e vorresti solo scappare via. E invece no. È proprio nel momento del dolore e della delusione più nera che avviene l’incontro più bello, un incontro che indica la strada della salvezza, per noi e per chi ci sta vicino, e che ci insegna a non fuggire dalla fatica di vivere, ma a benedirla come un dono. Costanza Miriano, scrittrice che non teme di andare contro le idee correnti, racconta esperienze di sofferenza e di bellezza. Con la sua leggerezza nell’affrontare i temi più duri dell’esistenza, ci offre una raccolta di storie morali a lieto fine: dalle ferite che si nascondono in un matrimonio alle umiliazioni dell’adulterio, dalle mortificazioni che accompagnano la povertà fino al dramma delle malattie gravi, proprio quando sembra di avere toccato il fondo, nasce l’occasione per conciliarsi con il proprio destino e amare senza condizioni.

Risposami!  (di Mariolina Ceriotti Migliarese, ed. Ares)

La coppia è un corpo vivo: è il luogo di un rapporto speciale, nel quale due identità differenti sperimentano la gioia di una profonda intimità pur rimanendo separate. Essere sé stessi e insieme essere «noi» richiede flessibilità e capacità di adattamento; il rischio è che la relazione cessi di rispondere ai bisogni vitali dell’uno o dell’altra, fino ad arrivare a situazioni anche gravi di incomprensione e stanchezza.
Una crisi importante segna sempre la fine del modo che la coppia ha di stare in relazione; per trovare la strada di una nuova pienezza è allora necessario decidere di rifondare il rapporto su basi nuove. Bisogna imparare a pensare nei termini di un «secondo matrimonio»: un patto rinnovato con la stessa persona, alla quale regalare di nuovo amore e fiducia; dobbiamo cercare di comprendere in modo diverso la nostra storia, senza accontentarci di ciò che già crediamo di sapere. Arriveremo così a capire che cosa unisce in modo così esclusivo proprio noi, anche con i limiti e i difetti che ci fanno soffrire. L’esito di un vero «secondo matrimonio» con la stessa persona è un rapporto non solo più solido, ma anche rinnovato: un rapporto che si pone all’insegna di una vera, definitiva alleanza.

Senza offendere nessuno. Chi non si schiera è perduto (di Giovanni Scifoni, ed. Mondadori)

Quando inviti un amico a cena c’è il momento in cui quello ti vuole caricare la lavastoviglie, tu gli dici di no, gli dici di andare a casa «faccio io domani con calma», ma lui insiste e alla fine cedi. Poi l’amico se ne va, tu apri il portellone e rimani sbigottito: ma come la caricano gli altri la lavastoviglie? Con che logica? Come si può mettere una padella di ghisa sopra i bicchieri? I bicchieri sono fragili, santiddìo. E allora realizzi che siamo diversi, che tra tutti noi c’è un baratro culturale, ideologico. Le padelle sopra i bicchieri? Ma cosa abbiamo da dirci io e te? Come potremmo intavolare un dibattito serio su un qualsiasi argomento? Come potremmo mai metterci d’accordo su nozze gay, eutanasia, riscaldamento globale? Ecco. Fino a questo preciso momento la tua attenzione era dedicata alla comprensione di una serie di elementi: che roba sarà questo libro, farà ridere o no, potrà andar bene come regalo per mia cugina. Poi hai letto alcune parole, quelle che vengono spesso pronunciate nei dibattiti televisivi, e improvvisamente è avvenuto qualcosa in te. I tuoi neuroni sono ora completamente impegnati in una nuova questione di primaria importanza: questo tizio che scrive… da che parte della barricata sta? A quale clan appartiene? E i clan non sono tanti, sono soltanto due: il tuo e quello dei nemici. Il clan è quel luogo caldo e accogliente che noi umani abbiamo creato per tifare la squadra più giusta per noi, e soprattutto per indignarci insieme per le offese ricevute dal clan avversario. Ma c’è anche chi vive a disagio nel mondo dei pro e dei contro, e cerca un’alternativa. Quella che tenterà di trovare il protagonista di questo libro. Giovanni, infatti, vorrebbe un mondo dove ci sia posto anche per chi non ha tutte le risposte, o per chi ha risposte strane, incoerenti, contraddittorie, paradossali. Un’impresa disperata ed esilarante, in compagnia del suo animale guida, l’unico che gli somiglia perché sfugge a ogni genere di classificazione: l’ornitorinco. Ci proverà per ventuno capitoli, ventuno esperienze di conflitti quotidiani dove incontrerà attori buddisti, cattolici leghisti, atei militanti, attivisti Lgbtq+, alla ricerca della soluzione impossibile per caricare la lavastoviglie altrui senza offendere nessuno. Tenterà, farà conquiste e fallimenti, prenderà un po’ di botte, offenderà tutti.

Van Thuan. Libero tra le sbarre  (di Teresa G. de Cabiedes, ed. Città Nuova)

La storia di un grande testimone della fede. Si fece un silenzio denso, interrotto solo dal volo di un moscone che solcava lo spazio soffocante dell’ufficio. «Nguyen Van Thuan ti abbiamo fatto portare qui perché sei colpevole di causare problemi al Governo del popolo sovrano del Vietnam. Sei accusato di propaganda imperialista e di essere un infiltrato delle potenze straniere». È il 1975. Con queste parole François Xavier Nguyen van Thuan, da poche settimane nominato arcivescovo coadiutore di Saigon (Hochiminhville, Vietnam), viene accusato di tradimento e arrestato. Trascorrerà in prigione 13 anni di cui 9 in isolamento. Una vita spesa nell’adesione coerente ed eroica alla propria vocazione, come dirà di lui Papa Giovanni Paolo II. Una storia che merita di essere raccontata.

BUONA LETTURA!

G&L

La Speranza del Sabato Santo

Sabato Santo. Giorno di attesa.

Oggi trovano compimento tutte le attese della nostra quotidianità, piccole o grandi che siano. Oggi capiamo veramente cosa significhi attendere, con quale spirito attendere e Chi attendere.

Attendere con fiducia e speranza, mettendo da parte le nostre aspettative, i nostri progetti e i nostri tempi. Perchè il Signore ha già vinto, lo ha detto ai suoi discepoli e quindi anche a noi. E lo ha fatto con i tempi e i modi di Dio, così lontani dai nostri modi di agire, ma così definitivamente vincenti.

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Nulla – proprio nulla – potrà renderci inquieti, nulla potrà tormentarci e toglierci la pace del cuore perchè dopo il Venerdì Santo (e quante volte viviamo come fosse un dramma anche la più piccola contrarietà! Quanti piccoli Getsemani ci costruiamo con le nostre stesse mani!) … dopo il buio su tutta la terra ci sarà sempre l’alba radiosa che ha cambiato una volta per tutte la sorte degli uomini.

Nulla viviamo -ma proprio nulla eccetto il peccato – che non l’abbia già vissuto, e redento, nostro Signore Gesù Cristo: le umiliazioni, le incomprensioni, i fallimenti e gli insuccessi umani, le calunnie e perfino la morte.

Ma Gesù ha inchiodato tutto questo al legno della sua Croce e gli ha dato così un significato nuovo.

A noi è chiesto soltanto di attendere con fiducia e di vivere i momenti bui della nostra esistenza con il cuore adorante davanti alla pesante pietra che chiude un sepolcro che certamente si aprirà.

Attendiamo quindi con rinnovata Speranza, cercando di mettere da parte tutto ciò che ci toglie la pace e la gioia che solo Gesù risorto ci può dare, e facendo in modo che il nostro cuore batta all’unisono con il cuore di Dio.

Dobbiamo esserne certi: ne vale la pena! Buona attesa!

Quel potente salvagente che è la Croce!

La Croce salva. È uno scudo potentissimo, una corazza imperforabile. Nulla potranno gli assalti del Maligno contro chi l’abbraccia con amore sincero e ne fa la compagna di vita.

A volte ti salva in maniera delicata, che manco te ne accorgi se non dopo diverso tempo, quando riavvolgi il film della tua vita, ripensi a quella situazione e ti convinci che non si trattò di una semplice coincidenza fortuita.  

A volte lo fa in modo palese, che è impossibile non rendertene conto. E non puoi far altro che ringraziare. E ricominciare il cammino con ancora più convinzione.

Ieri sera, durante la Via Crucis nella chiesa principale del nostro paese, ha letteralmente protetto Gabriele (uno che la Croce la ama veramente, e lo andiamo scoprendo giorno dopo giorno, da mille piccoli particolari quotidiani, mai dichiarati nè sbandierati ma vissuti in semplicità e naturalezza).

Iniziano i capogiri, la vista di annebbia, sviene. Ma aveva la croce tra le mani, stava facendo quello che più gli piace nella vita: il chierichetto. Cade. E’ un attimo. La croce si frappone tra la sua testa, rivolta verso il pavimento, e il pavimento stesso, di marmo duro e freddo. Gabri le piomba sopra ma la croce, a causa del gradino che fa da ingresso alla cappella laterale, si inclina e fa sì che testa e spalle, al termine della caduta, si trovino sospese a contatto con l’aria. Croce spezzata, Gabri incolume, tra lo spavento dei presenti.

Nella triste fine della croce di legno, abbiamo visto un simbolismo incredibile. Cristo spezza il suo corpo per noi, per la nostra salvezza, dona il suo sangue fino all’ultima goccia. E lo fa continuamente. Il suo sacrificio si perpetua nei secoli e si rinnova durante ogni Santa Messa. E ci salva.

Da decenni, quella croce di legno ha accompagnato il sacerdote nel suo cammino quaresimale lungo la navata della Collegiata. Forse, ieri sera, ha svolto uno dei compiti più importanti: salvare un chierichetto innamorato di Gesù, dai possibili esiti di una caduta incontrollata e quindi potenzialmente molto pericolosa. Sacrificando inconsapevolmente sé stessa, dopo anni di onorato servizio.

Un semplice pezzo di legno, così leggero che anche un ragazzino può sostenere con il sano orgoglio tipico di quell’età. Eppure abbiamo visto molto di più. Tutto questo dopo la terza stazione … tra la prima caduta del Signore e l’incontro con sua Madre. Anche tu, Maria, eri lì accanto alla Croce, accanto a Gabriele.

Croce + Maria, un binomio invincibile e salvifico!

“Dov’è Dio e perchè vuole questo?” Ovvero: riflessioni, senza censura, di un piccolo monaco wifi.

La piaga che in questi mesi sta affliggendo l’umanità ha causato molti problemi. E, giustamente, noi abbiamo pregato e stiamo continuando a farlo. Ma molti si sono chiesti: “Dov’è Dio? Perché vuole questo?”.

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Per rispondere alla prima domanda: lui c’è, Dio c’è sempre. E’ solo che non lo vogliamo vedere, tutto qui. Dio ci lascia liberi e lascia libera anche la natura. Quando nel deserto il Diavolo dice a Gesù: “Trasforma le pietre in pane”, e Gesù non lo fa, non è perché non gli andava. Lui avrebbe potuto benissimo tramutare i sassi in succulenti panini, visto che è onnipotente. Ma non lo fa perché non vuole cadere nella tentazione di avere beni materiali ma anche in quella di interferire con la natura.

Invece, per quanto riguarda la seconda domanda: ebbene Dio non lo ha mai voluto, come del resto non ha mai voluto il peccato in generale. Il fatto è che lui, volendo la nostra libertà, ci lascia fare quel che vogliamo, e quindi ci lascia peccare. Tutto quello che lui ha creato, l’uomo ma anche la natura, è libero perfino di fare il male.

 

Quest’anno non potremo celebrare la Pasqua tutti insieme, però Dio sarà sempre con noi.

Il giorno di Pasqua, chiusi nelle nostre case, cantiamo i canti pasquali perché mentre i sacerdoti celebreranno la Messa non siano i soli a cantare. Il giorno di Pasqua telefoniamo ai nostri amici dicendo: “È risorto! È risorto!” Perché ora più che mai c’è bisogno di Missionari Smart Worker che anche da casa portino il Vangelo a tutti.

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Monastero WiFi: istruzioni per l’uso

All’approssimarsi del D-(Wifi)-Day, diamo qualche indicazione utile sulla giornata che ci apprestiamo a trascorrere insieme nella splendida cornice di Villa Pallavicini, alle porte di Bologna e a pochi passi dall’uscita autostradale di Borgo Panigale.

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Terminata la fase di registrazione e di consegna del badge ai partecipanti, la giornata sarà introdotta da un breve saluto da parte della segreteria del Monastero Wifi di Bologna – nella persona di Lara – al quale seguirà un intervento di don Massimo Vacchetti, Vicario Diocesano per la Pastorale dello sport, turismo e tempo libero.

Il programma della giornata è suddiviso in due parti ben distinte tra loro. La mattinata sarà dedicata alla formazione, grazie alle due catechesi tenute da don Ugo Borghello (“Monastero Wifi come Scuola di preghiera – Scuola di comunione. La sete dell’uomo per Dio”) e don Pietro Adani (“La sete di Dio per l’uomo”). La scelta dei relatori è caduta su due sacerdoti che, per vocazione e per missione, hanno particolarmente a cuore la ricerca della santità nella vita quotidiana con particolare attenzione alle famiglie e ai giovani.

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Ciascuna catechesi sarà seguita da una testimonianza di fede vissuta tra le mura domestiche e negli altri ambiti della quotidianità. Protagoniste saranno due coppie di sposi: Annalisa Sereni e Marco Monari, Elena Tinti e Michele Merli.

Durante la mattinata, i bambini saranno intrattenuti da educatori che li aiuteranno a preparare un lavoretto – ispirato al Vangelo – che verrà portato all’altare durante l’offertorio.

Spartiacque tra la prima parte della giornata e la seconda sarà uno sportivo pranzo al sacco (d’altra parte ci troveremo nella sede del Centro Sportivo Italiano) che si potrà consumare nella vasta area a nostra disposizione. Se il tempo sarà clemente, sarà possibile sgranchirsi le gambe, fare un corsetta (chi ha orecchi per intendere, intenda …), oppure riposarsi sui pascoli erbosi che circondano la villa.

SKMBT_C22019111512500-e1573829957989-768x1234Il pomeriggio sarà dedicato alla preghiera e al Sacramento della Confessione, che verrà introdotto da un breve momento di riflessione. Diversi sacerdoti saranno a disposizione dei presenti per tutta la seconda parte della giornata.

La recita del Rosario e l’Adorazione Eucaristica ci prepareranno alla celebrazione della Santa Messa, momento clou del Monastero (così come della nostra vita), presieduta dal nostro Cardinale Arcivescovo Matteo Maria Zuppi, a sottolineare il legame che il Monastero WiFi ha con la Chiesa locale e universale.  La Messa sarà la prefestiva della Prima Domenica di Quaresima.

Nell’auspicare un gradito fuori programma, ricordiamo che la partecipazione al Monastero è gratuita. Chiediamo però la cortesia di iscriversi per facilitare l’organizzazione della giornata (le indicazioni sono riportare sulla locandina).

A presto!
La segreteria del Monastero WiFi – Bologna

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Il Monastero Wifi sbarca a Bologna

Il nuovo anno si è aperto con la realizzazione di un grande sogno, cullato e coltivato a suon di rosari e whatsuppate per diversi mesi e ora divenuto finalmente realtà: sulla scia di Roma, Milano, Genova e Firenze anche a Bologna si è dato il via all’avventura del Monastero Wifi. Due termini che, messi l’uno accanto all’altro, danno origine apparentemente ad un ossimoro, dal momento che evocano due immagini a prima vista contrastanti tra loro.

Geniale è stata l’idea partorita da Costanza Miriano e da un gruppo di amiche – perfettamente inserite nel mondo in qualità di instancabili mogli, mamme, figlie e lavoratrici – ma ciononostante monache. Monache wifi, appunto.

Già, perché il ricercare un filo diretto e costante con Dio, vivere con la mente e il cuore h24 rivolti al Signore non sono prerogative soltanto delle persone che hanno scelto di donare a Lui l’intera esistenza. E’ infatti compito dei laici essere contemplativi nel bel mezzo delle attività quotidiane, tra un figlio da accompagnare in palestra, una riunione di lavoro da preparare, un coniuge da s(u/o)pportare o una contrarietà da affrontare.

Contemplativi nel mondo, trovando nella strada la “cella”, il luogo di incontro con il Signore. Non dobbiamo desiderare altro nè tanto meno sognare ad occhi aperti una vita differente, con il rischio di trascurare i doveri di stato propri di ciascuno. L’unico grande obiettivo deve essere quello di cercare e perseguire fedelmente la vocazione preparata per noi dall’eternità. Che in soldoni significa puntare alla santità cominciando e ricominciando ogni giorno senza abbattersi in caso di cadute.

Da qui la necessità di prendere sul serio il nostro rapporto con il Signore e piantare la Croce di Cristo in cima a tutte le attività della giornata, a partire da quelle apparentemente più banali. E aiutare i nostri amici a fare altrettanto.

E da qui l’esigenza e il desiderio di incontrarci, a Roma così come a Milano o a Bologna, ciascuno con la propria storia e il proprio cammino ma con il comune denominatore di appartenere alla Chiesa. Ritrovarci per pregare insieme e condividere un assaggio di Paradiso in terra. Per poi essere monaci wifi nel mondo e portare la luce di Cristo ai nostri amici e colleghi. Perché non è possibile essere apostoli efficaci (aspetto fondamentale della vocazione battesimale) se non si è autentiche anime di orazione.

Ritornando al Monastero “Made in BO”, per sottolineare il forte legame con la Chiesa, è stata chiesta udienza al Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna, con l’obiettivo di presentare l’iniziativa. In un clima di sincera amicizia, il Cardinale si è dimostrato estremamente interessato alla proposta e ha sottolineato l’urgente necessità di ritrovare un’intimità con il Signore sempre più forte, in unione con la Chiesa e il Papa. Ha manifestato anche il desiderio che gli incontri si svolgano in centro città (magari in Cattedrale), per sottolineare ancora maggiormente il legame con la Chiesa locale.

Forti di questo sostegno paterno e colmi di gratitudine ci siamo ritrovati sabato 4 gennaio a Villa Pallavicini (alle porte di Bologna, in attesa di spostarci in centro) per un primo incontro del Monastero al quale ha partecipato una quarantina di amici vecchi e nuovi provenienti anche da città vicine (o addirittura da fuori regione, come una coppia di amici di Verona, monaci top sempre presenti agli eventi organizzati finora in Italia); amici desiderosi di ritagliarsi del tempo per incontrare il Signore avvolti dalla dolce e confortante compagnia dei fratelli wifi (di età compresa dalle due settimane di vita, per la monaca più giovane, agli 80 anni del monaco più attempato).

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Una catechesi sul tempo di Natale tenuta da don Giovanni Bonfiglioli, il ritrovarsi a tu per tu con Gesù Eucarestia durante l’adorazione, la conclusione della giornata con la Santa Messa celebrata da don Massimo Vacchetti (che ringraziamo per il grande sostegno e collaborazione). E poi i sorrisi, gli abbracci, gli sguardi luminosi e pieni di gratitudine, gli immancabili selfie, hanno confermato che è possibile camminare insieme, in cordata, sostenendoci, consigliandoci e aiutandoci vicendevolmente a tagliare l’unico traguardo che conta: la santità.

In fondo per noi laici il Monastero Wifi riassume e concretizza la nostra vocazione, il compito che abbiamo nel mondo. Perché è vero che non apparteniamo ad esso ma ci è stato consegnato da Dio per santificarci in esso e santificarlo dal di dentro. E aiutare gli altri a fare altrettanto.

Lara e Gigi

E’ uscito il libro “La Preghiera salverà il mondo”

Il 4 dicembre è uscito ufficialmente il libro “La Preghiera salverà il mondo“, curato da Giuseppe Signorin (Berica Editrice): una raccolta di riflessioni sulla preghiera, scritte a più mani, con l’aggiunta di una “praylist” tutta da gustare per prepararci alla grande festa del Natale.

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Anche “Un Cammino Chiamato Famiglia” ha partecipato al progetto con un saggio sulla preghiera in famiglia. E’ stata una grande opportunità per riflettere sul cammino compiuto dal fidanzamento ai giorni nostri e per ripartire con slancio rinnovato. Non ringrazieremo mai abbastanza Giuseppe per il grande regalo che ci ha fatto!

Ne anticipiamo una piccola parte, augurandoci che sia di stimolo per proseguirne la lettura!

“Giunti in cima, accovacciati a pochi metri dalla statua, con uno stormo di gracchi che volteggiavano nervosi sopra le nostre teste, abbiamo avuto modo di riflettere sul cammino percorso: pianeggiante all’inizio (ma con qualche difficoltà da superare avvinghiati alla giugulare del marito), a tratti più esposto alle folate di vento oppure ostacolato dagli esemplari bovini più impertinenti mai incontrati prima d’ora, poi nuovamente un falsopiano prima dell’erta conclusiva punteggiata da grotte e scalini naturali.

Difficile sbagliare strada o anche solo avere qualche dubbio sul sentiero: la tipica segnaletica biancorossa, rinfrescata di recente, era strategicamente posizionata su rocce ben visibili.

In definitiva: una limpida metafora della vita, e perché no, anche del cammino di coppia: un susseguirsi di momenti pianeggianti, intervallati da passaggi più complicati da affrontare insieme e soprattutto uniti al Signore evitando ogni forma di ribellione, che equivale a non seguire i segnali posizionati a garanzia del giusto cammino.

67846068_10216541500062430_8072853703888994304_nEravamo intimamente soddisfatti e lo si poteva capire dagli sguardi compiaciuti: perfino chi aveva pianificato di fermarsi alla prima baita era riuscito a raggiungere la meta, grazie a una buona dose di forza di volontà e all’aiuto vicendevole prestato nei momenti più difficoltosi, quando il fiato comincia ad accorciarsi fino a inciampare nei denti, i polpacci si induriscono e hai una voglia matta di gettare al vento tutta la zavorra che ti appesantisce. Sono i momenti nei quali la moglie solitamente si lascia andare a espressioni evangeliche del tipo: «Marito, prendi il mio giogo sopra di te. Il mio giogo è dolce e il mio peso leggero»; e il coniuge, come da etimologia, si trova improvvisamente con tre zaini sulle spalle, la reflex al collo, una bottiglietta d’acqua nella mano sinistra e, nell’altra, una borsetta da passeggio. Ovviamente glitterata.

L’addensarsi improvviso di nubi minacciose cariche di pioggia ha interrotto le nostre riflessioni e, anche se per noi era bello stare lì, ci siamo ritrovati a dover rinunciare all’idea di piantare quattro tende al cospetto del Cristo Pensante per ritornare in fretta al punto di partenza. La poesia si è tramutata velocemente nella prosa più dozzinale ma avevamo comunque gettato le basi per una serie di considerazioni sulle grandi meraviglie che il Signore ha operato in noi. Considerazioni poi sviluppate una volta rientrati in pianura.”

Lara & Gigi

Tanti altri testi – di Emanuele Fant & padre Emanuele di Pra’d Mill, don Giovanni Zaccaria, padre Samuele Donà, suor Maria Grazia delle Figlie di San Giuseppe, Paola Belletti, Giuseppe Signorin, Romana Cordova & Emiliano Fumaneri e un’appendice di citazioni a cura di Mirko Ruffoni – più una selezione di preghiere scelte fra le più belle della tradizione cristiana le trovate in “Undeground vol. 2 – La preghiera salverà il mondo”, disponibile nello shop online di Berica Editrice in formato cartaceoePub e Kindle e nei principali store digitali, oppure ordinandolo in libreria (parte del ricavato sarà devoluta alla Fondazione di Diritto Pontificio Aiuto alla Chiesa che soffre).

Il Cireneo e la Veronica visti con gli occhi di un bambino

Il Cireneo

E pensare che lui voleva solo tornare a casa dopo il lavoro nei campi e godersi lo shabat di Pasqua.

Invece Dio aveva altri piani per lui: Simone di Cirene doveva aiutare il Figlio di Dio a salvare l’umanità.

Probabilmente si era arrabbiato con le guardie romane e anche con Gesù stesso, e avrà detto dentro di sé: “Chi è quest’uomo criminale che mi fa tardare nel rientrare a casa dove mia moglie e miei figli mi aspettano preoccupati!”.

E in quel momento avrà detestato Gesù.

Dopo, però, ha accettato la croce e ha condiviso il dolore di Gesù per redimere il mondo, mettendosi sul “palcoscenico della storia” (grazie Card. Biffi per il suggerimento!).

Simone non avrebbe voluto aiutare Gesù, ma il Figlio di Davide l’ha voluto con sé perché avrebbe contribuito a salvare il suo popolo.

Anche grazie a lui lo shabat di Pasqua non fu più il ricordo dell’esodo dall’Egitto, ma fu, e lo è tuttora, il festeggiamento dell’esodo dalla morte.

mde

La Veronica

La Veronica è uno dei personaggi più affascinanti della tradizione cristiana: una discepola che, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere proprio Maria – la sorella di Marta – che, avendo compassione di Gesù, gli ripulì il volto dal sangue e dal sudore durante il suo cammino verso il Calvario.

Veronica deriva da “vera icona”, l’icona del Salvatore che rimase impressa sul telo. Potrebbe trattarsi di una persona ben precisa, così come potrebbe simboleggiare qualsiasi persona che abbia compassione di Gesù.

Gabriele

Un nonno in Piazza Bra

Le due coppie dei miei nonni, paterni e materni, festeggiarono entrambe le nozze d’oro, e la stessa fortuna l’ebbero i miei genitori e anche quelli di mia moglie.

Dai nonni sono derivati tanti rivoli di figli e nipoti e anch’io, sposato ormai da quarantasei anni con la stessa donna (senza vergognarmi), ho due meravigliosi nipoti, figli di mio figlio.

Scusate la genealogia personale, ma ne vado fiero e ringrazio il Buon Dio che ci ha voluto e continua a volerci bene.

Amo la famiglia; la mia naturalmente e tutte quelle che in ogni civiltà finora conosciuta si sono avvicendate nei secoli permettendoci di essere qui, noi oggi, a goderne i benefici.  Accoglienza, educazione, supporto economico e morale, sostentamento nelle difficoltà, gioia comune nel sereno procedere della vita, cellula e cemento delle organizzazioni civili.

Soffro quando avverto pericoli e tempeste addensarsi e accanirsi su un’istituzione tanto nobile, più antica del singolo individuo. E al contrario mi ringalluzzisco e faccio il possibile per partecipare di persona ad ogni manifestazione indetta per ricordarne ed esaltarne il valore insostituibile della società umana.

Ovvio quindi dire che, come nel passato partecipai con entusiasmo ai due Family Day di Roma, domenica scorsa non potevo mancare a Verona in occasione della marcia per – appunto – la Famiglia.

Come parziale scusa per il mio assentarmi, avevo detto a mia moglie, più stanziale di me, che a Verona avrei trovato duecentomila miei parenti … i veronesi, appunto. (I miei antenati provengono davvero da quella bella città). E poi il treno per la città scaligera passa dalla mia cittadina, tutto facile arrivarvi con l’amico (“collega” nonno) Piero.

Ho trovato tantissimi bimbi, a piedi e in carrozzina, con genitori e naturalmente nonni. Sacerdoti, frati e suore. Mancavano totalmente i cartelli ‘contro’ qualcuno o qualcosa, non vi erano urla o esagerazioni nei comportamenti dei ‘marciatori’. Mi sono parsi desolati gli operatori delle TV nel dover riscontrare solo gioiosa normalità. Due ore di serena allegria in un lunghissimo corteo, con un tripudio di tanti palloncini rosa e azzurri, che si è snodato per i viali attorno alla magnifica Arena, col bacio del sole sulle tenere e verdi foglie degli alberi (NdR: soprassalto poetico del nonno).

Ragazzini canterini, nessuna bandiera o vessillo o uomo politico, striscioni delle città di provenienza dei partecipanti (mi sono rallegrato, un po’ partigiano, leggendo “Bologna c’è”, all’indomani della vittoria della mia squadra del cuore all’ultimo minuto. E mentre eravamo in corteo è arrivata anche la notizia che la nostra seconda squadra di basket, da buona “aquila”, era volata in serie A!).

I numerosi poliziotti che erano stati chiamati per proteggere il corteo da eventuali malintenzionati stazionavano sorridenti ai bordi delle strade e delle piazze. A qualcuno di essi veniva offerto un caffè dai sorridenti manifestanti.

Tutti muto, allora, il corteo? No, venivano a ripetizione lanciati tanti “Evviva!”: alla famiglia, a tutte le mamme, e anche ai papà. (Non venivano ricordati i nonni, è vero, ma prima di esserlo divenuti … siamo pur sempre papà anche noi!!).

E infine, oltre ai vessilli di associazioni impegnate nell’appoggio alla famiglia, innumerevoli i cartelloni inneggianti ai valori naturali (preferisco chiamarli cosi) della stessa. Tutte scritte di pace, amore, ringraziamento a Dio per la Vita in assoluto e a quella che ci ha dato.

Da annotare una lieve e ironica polemica a distanza con riferimento ad un cartello (diciamo pure di carattere offensivo) esibito in una marcia di altri: sul tema del motto mazziniano “Dio, patria e famiglia”, tante ed ammirate erano domenica le variazioni del tipo: “Dio, patria e famiglia: che meraviglia!”.

Che meraviglia davvero! La manifestazione, tutta quella gente, la Vita e la Famiglia!

Il nonno Giorgio

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